mercoledì 26 agosto 2009

Una valigia di ricordi (di due settimane fa) / A baggage full of reminders (two weeks ago)


Mi cullo al rumore di una campana a vento e alla carezza dell’aria che tende a rinfrescarsi in un torrido pomeriggio di metà agosto. Sono nella mia terra, tornata per pochi giorni come ogni anno alla ricerca di coccole familiari e sorrisi amichevoli ma anche di novità.
Così spero di trovare sempre qualcosa di nuovo e di trovare la gente un po’ più spinta dalla voglia di fare qualcosa di diverso e di buono per il proprio paese. Spesso, però, alla mia partenza rimango sempre un po’ perplessa, con un sentimento misto tra scontentezza e rassegnazione, quasi come in un sogno tormentato che vorresti finisse bene ma che non sai come andrà perché sei improvvisamente svegliato da qualcosa.

In un’atmosfera quasi surreale, ho camminato su queste strade di pietra, cercando di catturare alla mia vista qualche particolare da antica cartolina, osservando quel poco che c’è di nuovo e notando una certa tendenza a mantenere legami con il passato. La città è costellata da piccoli cantieri di ristrutturazione. Molte insegne di esercizi commerciali sono lasciate così com’erano anticamente e alcune piazze dimenticate sono tornate ad essere nuovamente punti di ritrovo. Strade e piazze sono animate da feste e serate di intrattenimento culturale, musicale, gastronomico e non mancano persino incontri a tema ambientale. In questo risvegliarsi della città sono coinvolte zone come quelle del Castello, la piazza del mercato, il Ponte Romano sull’Ofanto, che pullulano stranamente di gente nelle ore serali.
Forse la speranza non appartiene solo a me.


Ci sono nuovi timidi segni di cambiamento, come qualche nuovo impianto solare sui tetti, come l’apertura di un nuovo punto vendita di detersivi alla spina, come le conferenze e il materiale informativo sul patrimonio storico e naturalistico, inseriti nel programma di iniziative più a carattere di svago… un grande sforzo di coinvolgimento e sensibilizzazione.

Eppure mi vedo attorno persone che sentono l’esigenza di circondarsi di cose inutili, ingombranti e prive di significato. Tutto si compra per vanità e sfoggio.
Sebbene la gente qui aveva avuto l’occasione di cominciare a riciclare da diversi anni (dal 2002 era stato inaugurato un particolare sistema di ‘porta a porta’), non ci sono miglioramenti e recandomi ai soliti grandi cassonetti stradali lo scenario è sempre lo stesso.
Mostri di rifiuti misti sbucano fuori dalle aperture dei contenitori del vetro, della carta e della plastica. Tutto poi si riversa fuori come un blob e la poca gente virtuosa, avvicinatasi a queste ‘isole’ fatiscenti lascia i propri rifiuti da riciclare per terra e forse scappa! E accanto e dentro i cassonetti d’acciaio dei rifiuti misti ci trovi carta, vetro e plastica, per l’appunto!
Semplicemente tutto viene vuotato più di frequente e così ciò che l’occhio non vede…

Perciò mi rifugio in casa nelle mie elucubrazioni mentali e nelle letture che mi riappacificano col mondo (titoli di quest’estate “La rivoluzione dei dettagli” di M. Correggia e “The Book of Rubbish Ideas” di T. Smith). Dalla lettura ogni tanto mi desto e mi ritrovo in una casa piena di oggetti, soprammobili, libri, vestiti, accessori, cose di vario genere accumulate in anni di vita… Cose che ormai rappresentano solo ricordi e non sono forse più utili… mi preoccupa il fatto di immaginarmele in una discarica!
Quanti errori fatti, quanti errori che hanno una loro conseguenza nel tempo e quanti se ne continuano a fare! Questo nella mia vecchia casa, come in quella di tanti… per la semplice pigrizia di porci una domanda, prima di comprare: “ma questa cosa mi serve davvero?”

Chiudo il mio bagaglio che contiene più cose che all’andata: olive verdi, pomodori secchi, taralli, riso, pinoli, tutto comprato sfuso nel mercato settimanale e poi una maglietta semplice di cotone comprata su un banchetto, un po’ di fichi, un barattolo di marmellata fatta in casa e un libro avuti in regalo e infine un fardello, quello solito, di malinconia.

Nell’aria riecheggiano finte campane serali, ricordandomi che il mio tempo qui ora è scaduto.
Riparto con il mio bagaglio in mano, una musica chiassosa di pizzica e balli tradizionali nelle orecchie, sorrisi conosciuti e immagini di vigneti e uliveti sconfinati popolati da gazze nei miei occhi, il sale del caldo mare sulla pelle e nella bocca pochi sapori ritrovati.
Forse è il caso di lasciarsi indietro quel carico di scontentezza?





I’m rocking at the sound of a wind chime and at the caress of the air that tends to refresh in a hot afternoon of the second half of August. I’m in my native land, back for several days, as every year, looking for familiar snuggles and friendly smiles, but looking for novelties too.
So I hope to find ever something new or local people involved in something different and good for the town. As I leave, however I often remain puzzled, with a mixed feeling of unhappiness and resignation, like in a tormented dream where you want to see a fine end but you can’t know because you are waked up by something.

In an almost surreal atmosphere, I walked on these stone streets, trying to catch by my eyes any detail, like those in old fashioned postcards, observing the few new things and noting a certain love for the past. The town is pointed with little yards for restructuring buildings. Lots of shops signs are left as they looked in old times. Streets and squares are animated by festivals and entertaining events about cultural, musical, gastronomic and even also environmental topics. In this movement some places are involved like the Castle, the market place, the Roman Bridge over the Ofanto river, and they strangely swarm about people in the evenings.
Perhaps hope does not belong only to me!


There are few timid signs of change, such as some new solar panel over the roofs, as the opening of a new distribution point for detergents on tap, as the conferences and the informative material about history and nature, inserted in the agenda of more funny events… a great effort for involving people’s sensibility.

But I see by me people who need to be surrounded by unnecessary stuff, sometimes cumbersome and without significance. All is bought by vanity and glitz.
Though people here had the opportunity to be virtuous by recycling since 2002 (with a doorstep waste collection system), there weren’t any change and as I went to the big recycling bins over the street, scenery is always the same.
Monsters made with mixed waste are popping out the bins of glass, paper and plastic collection.
Everything is then flushing out and the few people with good proposals leave recycling waste on the street and maybe go away! And near and inside the iron bins of the mixed waste, you can find paper, glass and plastics indeed!
Simply it is always collected more frequently… so as eyes cannot see…

So I refuge myself at home in my ridiculous thoughts and my readings which are pacifying me with the world (two titles for this summer: “The Revolution of Details” (Italian only) by M. Coreggia and “The Book of Rubbish Ideas” by T. Smith). Sometimes I wake up from the reading and I find me again in a house full of objects, ornaments, books, dresses, accessories and stuff of various kinds cumulated in a life… Things that now are only reminders and can’t be useful anymore… I’m worried about imagining them in a landfill!
How many mistakes done, how many mistakes with a consequence in the time, how many of them we continue to do again! This happens in my old house as much as in anyone’s… all for the laziness to ask ourself, before buying: “Is this thing really necessary?”

I close my baggage with more much things than at the moment of leaving. It contains olives, dried tomatoes, taralli (typical salt biscuits), rice, pine kernels, all bought in bulk at the local weekly market, a simple cotton t-shirt, bought on a bench, some figs, a homemade jam jar and a book I had as gift and the usual bag of melancholy.


In the air I can hear the sound of fake evening bells, reminding me that my time here is ticked out. I leave again, with the baggage in the hand, a noising music of pizzica and traditional jigs in the ears, familiar smiles and images of never ending vineyard and olive groves, full of magpies in my eyes, the salt of the hot sea on the skin and in my mouth a few of rediscovered tastes.
Maybe is the case to leave unhappiness behind?

2 commenti:

luby ha detto...

mi hai commossa...
i tuoi sono gli stessi miei sentimenti che ho provato tornando a casa dopo una vacanza breve.
senza volerlo mi sono accorta di odiare le cianfrusaglie sui mobili, mi sono data al minimalismo d'arredo.
mi sono ritrovata ad acquistare alimenti freschissimi e particolari e nessun oggetto-ricordo.
in valigia al mio ritorno facevano bella mostra: olive di gaeta, piantine grasse (regalo di una persona magnifica) ed il sole ancora caldo sulla pelle.

foto suggestive le tue, grazie.

Danda ha detto...

Ma davvero?
Ciao Luby, benritrovata!
Sono felice di sentirti e di sentire che condividi con me questi sentimenti.
Ogni volta che torno al mio paese di origine dal quale mi sono allontanata per ragioni di studio e poi di lavoro mi assale un senso di colpa, come se questo immobilismo che caratterizza l'ambiente sia anche causa mia, che potevo dare tanto ma che allo stesso tempo non ho voluto e potuto.
A volte mi è stato detto che sono troppo critica nei confronti di ciò che ho lasciato. Ma io lo faccio anche un po' con la speranza che qualcuno che sia rimasto lì mi legga e possa fare per me quello che io non ho potuto fare.
Tornando a te, credo al tuo modo di reagire: cerchiamo di rimediare come possiamo agli errori fatti, siamo sempre in tempo!
Grazie per il tuo supporto e i tuoi complimenti, a presto! ;)