martedì 9 settembre 2008

Appunti di viaggio / My journey diary 14 Aug 2008

Nuova escursione in quel della Val di Non: questa volta siamo dall’altro versante del lago di Santa Giustina. Tutti ci hanno parlato del Santuario di San Romedio per le sue caratteristiche uniche: un luogo di culto in mezzo al bosco, abbarbicato su uno sperone di roccia in una gola suggestiva.
Così, mentre la maggior parte delle guide consigliano di partire per il santuario dal comune di San Zeno, noi decidiamo di partire da un’altitudine maggiore, quindi da Coredo, una cittadina a 831 m sul livello del mare. Ci arriviamo in bus, questa volta ben documentati sugli orari.
Dalla città, con una vocazione molto turistica, si sale partendo da un incrocio e seguendo le segnalazioni SAT537. La prima parte del percorso è una bellissima passeggiata lungo il “Viale dei Sogni”, un chilometro e mezzo di camminata quasi pianeggiante che costeggia un parco e che porta a due laghi artificiali, i laghi di Coredo e di Tavon. Qui, se si avesse a disposizione più tempo si potrebbe sostare lungo le sponde attrezzate con parchi giochi e aree picnic. Prati e boschi circondano i due laghetti dove pullulano tante trote (povere loro, in posti così la pesca dovrebbe essere completamente vietata)!
Dopo un altro bel chilometro percorso lungo i laghi, ci ritroviamo ad un bivio, da dove, seguendo le indicazioni per San Romedio, si scende dentro il bosco. Adesso la strada sembra più breve e varia, passa sotto costoni di roccia e fra la fitta vegetazione, finché si arriva ad una strada bianca di pietrisco, che porta dritta verso l’ingresso di San Romedio. Così si apre una bellissima veduta sull’edificio incorniciato dal verde che, per le stratificazioni architettoniche, potrebbe sembrare una dimora nobiliare. Ed infatti così fu nel passato, dopo la fondazione ad opera del Santo che si dice abbia ammansito gli orsi, animali prima molto numerosi fra queste montagne. Si accede attraverso un portico dove si chiede di rispettare il silenzio assoluto. Si può subito ammirare la cappella dedicata a San Giorgio, con bellissimi affreschi medievali. Comincia subito dopo una lunga gradinata che porta alla cappella/sacello del Santo, lungo la quale ci sono antiche sculture lignee che rappresentano i misteri. Ma la cosa più impressionante sono i numerosissimi ex-voto che i fedeli hanno appeso lungo le pareti, testimonianza dei secoli durante i quali questo santuario è stato meta di tanti pellegrinaggi. Peccato che, forse, proprio per il troppo turismo, il santuario è un po’ in declino e non possa godere che della sola manutenzione di un frate e di alcuni volontari. Necessiterebbe di un restauro!
Così, uscendo dal luogo sacro, ci rifocilliamo in uno dei piccoli punti sosta nelle immediate vicinanze dove un alto recinto elettrificato è apposto per proteggere gli orsi che ogni tanto vengono ospitati qui. È il caso di due orsi ultimamente catturati perché ‘davano fastidio’ ai centri abitati. Un volontario che sta tagliando l’erba si lamenta del fatto che intorno agli spostamenti di questi orsi ci sia un ‘traffico’ non molto chiaro, che finisce per danneggiare i poveri animali. Sempre durante la nostra sosta si riaffaccia il verso dell’aquila! Questa volta lo precede il gracchiare di un altro rapace che immaginiamo sia spaventato dal più grande predatore. Lei si libra nell’aria nuovamente in circoli spericolati, probabilmente sta difendendo il suo nido… ma questo dove sarà? Ci chiediamo, ma lo scopriremo dopo, proseguendo il cammino.
La strada continua per l’abitato di San Zeno, al quale l’eremo è collegato da una comoda strada asfaltata, che corre a valle, accanto ad un corso d’acqua.
Noi la percorriamo per un certo tratto, cercando un punto per poter avvicinarci al torrente e rinfrescarci un po’. Osserviamo il verde che, nonostante la presenza umana, qui cresce rigoglioso e vediamo dei bellissimi fiori rosa che non avevamo mai trovato prima e che non siamo riusciti ad individuare!
Dopo un po’, sul fianco destro della gola cominciano alcuni sentieri che salgono verso l’alto. Per cui lasciamo la strada asfaltata per addentrarci in quello che va verso San Zeno. Dopo una prima ripida salita si arriva su una specie di balconata che si affaccia sul canyon, protetta da una solida staccionata di legno. Questo passaggio diventa sempre più stretto finché non rasenta la roccia, che è stata appositamente scavata. Bellissimo percorso! Dall’altro lato la roccia si staglia alta sul fondovalle, disseminata da numerose piccole cavità. Forse è lì che abita l’aquila?
Il cammino procede incontrando altri escursionisti e arrampicatori che qui si esercitano sulle pareti di roccia sin da giovani. Si ritorna poi per un breve tratto nel bosco, laddove finisce la gola e ci si avvicina al centro abitato, attraversando i consueti campi di mele.
Ma all’ultimo una bella sorpresa: ci troviamo di fronte al ‘museo retico’ di San Zeno, tutto dedicato alla civiltà dei Reti. È aperto e decidiamo di visitarlo. Iniziamo il giro con un interessante opera d’arte contemporanea che rappresenta il segno lasciato dall’uomo: è la sezione di un terrapieno a grandezza umana dove si vedono strati di terra con finti reperti. Man mano che lo sguardo sale si riconoscono tutti i passaggi dall’età della pietra all’età del bronzo, del ferro e così fino ai giorni nostri, dove i nostri discendenti scavando troveranno nient’altro che… immondizia!!! Dopo questa premessa che fa riflettere iniziamo il percorso soffermandoci sulle precise ricostruzioni, sui bellissimi manufatti che sorprendono per l’ingegno. Anche qui il museo è dotato di installazioni multimediali tra cui mi colpisce quella in cui puoi digitare delle parole in italiano e vederle sullo schermo tradotte nella lingua di questo popolo antico! Rimaniamo stupiti per quanto abbiano costruito attorno ad una quantità di reperti archeologici non molto vasta… nel sud dell’Italia, la ricchezza di ritrovamenti non è quasi mai seguita dalla costruzione di luoghi adatti a contenerli così ben fatti!
Terminata la nostra visita non ci rimane che andare ad aspettare il bus del ritorno. Ma c’è tempo e nella piazza dove arriviamo c’è un curioso negozio che espone oggetti usati. Così ci divertiamo a spulciare, finché arriva l’ora del rientro. È la sera prima di ferragosto e gli abitanti di Revò sono intenti a preparare gioiose cene all’aperto, respirando l’aria frizzantina del tramonto in quel della Valle di Non!

A new hike in the Val di Non: this time we are on the other side of Lake Santa Giustina. Everybody talked about the Sanctuary of San Romedio for its unique features: a place of worship in the woods, clinging on an outcrop of rock in a picturesque gorge.
Thus, while most of the guides recommend starting from the town of San Zeno to the sanctuary, we decide to start from a greater altitude, and then from Coredo, a small town at 831 m above sea level. There we arrive by bus, this time well-documented about timetable.
From the city, with a very touristy vocation, you can start following SAT537 signals.
The first part of the trail is a beautiful walk along the ‘Avenue of Dreams’, a kilometer and a half almost flat, walking along a park to two artificial lakes, Coredo lake and Tavon lake. Here, if you had more time available you could stop along the banks equipped with playgrounds and picnic areas. Meadows and woods surrounding the two lakes where many trouts teem (poor them, because, despite prohibitions, someone is fishing)!
After another beautiful kilometer of route along the lakes, there is a crossroad, where, following the signs for San Romedio, we descend into the forest. Now the road seems shorter and varied, passes under rocks and among the dense vegetation, until it arrives at a white gravel road, leading straight to the entry of San Romedio. Thus there’s a beautiful view of the building surrounded by greenery that, for stratifications architecture, may seem a nobleman's house. And so it was in the past, after it was established by the Saint, who is said to have domesticated bears, frequent animals among these mountains in the past.
We accessed through a porch where it is demanded to respect absolute silence. You can now admire the chapel dedicated to St. George, with beautiful medieval frescoes. Then a long staircase starts leading to the Saint’s chapel / sacellum, along which there are ancient wooden sculptures representing mysteries. But the most impressive things are the many votive that the faithful hung along the walls, witness of the centuries during which this sanctuary was destination for many pilgrimages. Pity that maybe, just for too tourism, the sanctuary is a little ‘declining and cannot enjoy nothing except the mere maintenance of a friar and some volunteers. It needs a restoration!
Thus, leaving the sacred place, we eat and drink in one of small staging points in the immediate vicinity where a high electrified fence is affixed to protect bears that occasionally are hosted here. This is the case of two bears recently caught because they ‘gave annoyance’ to inhabitants. A volunteer who is cutting the grass complains the fact that around the movements of these bears there is a not very clear ‘traffic’, that ends up harming the poor animals. Also during our stop it we hear the verse of the eagle! This time we hear the verse of another rapacious too and we both imagine that this is frightened by the largest predator. She pounds again in perilous circles, probably defending her nest… but where is this? We wonder, but he will discover later, continuing the journey.
The road continues to the town of San Zeno, who the hermitage is connected by a comfortable asphalt road, which runs downstream, next to a watercourse.
We walk for a certain stretch, looking for a point in order to be closer to the creek and be refreshed.
We observe that the green, despite the human presence, here grows lush and we see beautiful pink flowers that we had never found before and that we were unable to recognise!
After a while, on the right side of the throat some paths begin climbing upward. So we leave the asphalt road going to the path to San Zeno. After an initial steep climbing you get on a species of balcony that overlooks the canyon, protected by a solid wood fence. This step becomes closer until it borders the rock, which was specially dug. What a beautiful path! On the other hand the rock stands out high on the valley floor, disseminated by many small cavity. Maybe is this where the eagle lives?
The path proceeds encountering other hikers and climbers who exercised on the walls of rock since young. Then it returns for a short stretch in woods, where the throat ends and you get closer to the center of the village, crossing the usual fields of apples.
But here's a nice surprise: we face a museum in San Zeno, all dedicated to the civilization of Reti. It is open and we decide to visit. We start the tour with an interesting work of contemporary art that represents the signs left by man: a section of a embankment in human size where you can see layers of earth with fake artefacts. As your gaze looks above you recognize all the steps from the stone age to age of bronze, iron and so until today, where our descendants will dig finding nothing but … garbage! After this premise, that make us reflect, we start the path focusing on the precise reconstructions, the beautiful artefacts that surprise by creativity. Here, too, the museum is equipped with multimedia facilities, including one that strikes me in which you can type words in Italian and they will be translated on the screen in the language of this ancient people! We are amazed to what is built around a not very large quantity of archaeological finds … in the south of Italy, wealth of findings is almost never followed by construction of suitable places to contain them, so well built!
After our visit we are at the point in which we have to wait for the bus back. But time is not ticking and, in the square where we arrive, there is a curious shop that exposes second hand objects. So there is fun in being curious until the time of return arrives. It is the evening before the middle August bank holiday and residents of Revò are intent to prepare joyful dinners outdoors, breathing the fresh air of the sunset in that of the Valle di Non!


P.s.: potete guardare alter foto riferite al racconto sull’album di Irish People / you can see other pictures of the journey on Irish People’s album

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