mercoledì 3 settembre 2008

Appunti di viaggio / My journey diary - 12 Aug 2008 2nd part

(continua dal post precedente)
Seguiamo il sentiero tracciato sui pannelli e sulla cartina fornita dalla guida del parco, all’inizio del parcheggio dove avevamo lasciato il bus. A metà strada ci troviamo di fronte ad uno dei diversi ‘masi’ in pietra e legno costruiti purtroppo prima che si istituisse il parco, intorno alle pendici che circondano il lago. Mentre alcuni di questi sono alberghi o case private quest’ultimo è adibito a “casa del parco”. Decidiamo di entrare e subito si accede a una piccola mostra multimediale molto bella ed educativa, specie per i giovanissimi: passando si illuminano dei pannelli e si avviano proiezioni con commento audio. Così si scoprono le varietà di flora e fauna del parco, nonché il famoso fenomeno che dà al lago il nome di “lago rosso”.
Una leggenda medievale parla di uno scontro tra eserciti di diverse fazioni per la conquista di una nobile donzella, cosa che avrebbe dovuto tingere il lago di sangue versato. Questo avvenimento della colorazione si sarebbe poi magicamente ripetuto ogni anno nel periodo più caldo. Invece il fenomeno, che però stranamente non si ripete più dagli anni ’80, scientificamente è stato spiegato con la presenza di un’alga particolare nelle acque.
Questa e molte altre bellissime nozioni sul lago e sul parco ci vengono poi spiegate anche nel documentario di circa venti minuti a cui assistiamo in una piccola sala proiezioni. Siamo soli, seduti ad incantarci davanti a queste immagini. Peccato che altri turisti non siano minimamente interessati agli aspetti naturalistici del luogo! Così mi commuovo nel sapere che il parco è abitato da pochi esemplari di orsi che sono stati così eletti a simbolo del parco. Si fanno vedere raramente, quando il lago ancora non è stato preso d’assalto dai turisti. Come potrebbero uscire allo scoperto con gli schiamazzi e il disordine che portiamo in un ecosistema così delicato? La presenza umana è qui più dannosa che altrove.
Uscendo dalla sala ringraziamo la guida che ci ha consigliato la visione del filmato e ci soffermiamo nel bookshop per lasciare nostre notizie in alcuni questionari e per acquistare poche cose in ricordo di questa visita: niente souvenir sciocchi e inutili! Compriamo un calendario 2009 con illustrazioni ad acquerello degli alberi del parco e una sportina di tela, ma ci viene così regalato il calendario 2008 altrettanto bello e un adesivo. Ci portiamo via tutto questo in un sacchetto vegetale biodegradabile al 100% che è lo stesso che qui consegnano all’ingresso del parco per portarsi dietro i propri rifiuti! Infatti i bidoni della spazzatura sono stati eliminati proprio per responsabilizzare i turisti alla raccolta e allo smaltimento in un’apposita isola ecologica vicino al parcheggio.
Dopo esserci adeguatamente informati, proseguiamo il nostro cammino a chiudere il “cerchio” intorno al lago. Il sentiero consigliato si ferma ad un certo punto, perché la parte restante che si congiunge al punto di partenza è più impegnativa, quindi indicata come “pericolosa”. In realtà il pericolo sta nel fatto che il percorso è tutto un saliscendi un po’ scivoloso ed esposto, ma attrezzato di gradini e cavi metallici a cui ci si può tener saldi. La mia preoccupazione iniziale si dissolve subito perché l’ultimo tratto è quello più bello e silenzioso. A tratti il lago si avvicina alla nostra sinistra o profondo, guardandoci minacciosamente dal basso dei nostri piedi, o chiaro, facendo capolino da spiaggette ormai deserte che si aprono tra il verde. A quasi 1200 metri respiriamo a pieni polmoni l’aria filtrata dal bosco fitto in questo punto, con odori di terra, muschio, abeti e pini. Anche gli occhi si riempiono di un verde insolito, acceso e la vista delle montagne che si specchiano così bene nel lago ci fa pensare ad un mondo fantastico che si cela sotto le acque!
In poco meno di tre ore il nostro giro attorno al lago si è concluso e siamo tornati al punto di partenza, dove ci aspetta il bus. Dobbiamo aspettare un po’ prima di partire, quindi ci leggiamo i pannelli esposti dal parco che invitano i turisti a comportarsi rispettosamente nei confronti dell’ambiente. Diamo pure una rapida occhiata all’isola ecologica che sembra più una stazione meteorologica ed è provvista anche di pannelli solari. L’organizzazione, insomma, non fa una piega!
Salendo sull’ultima navetta ci accorgiamo di essere gli ultimi due turisti della giornata. Sul bus siamo noi insieme all’autista e alla guida che recupera le sue cose dopo aver chiuso l’accesso al parcheggio. Un pizzico d’invidia per il lavoro che fa prende il sopravvento dentro di me: cosa darei per lavorare in mezzo ad un tale paradiso. Con questa ragazza scambiamo un po’ di chiacchiere nel tragitto di ritorno e veniamo a sapere che l’ente del parco sta cercando di scoraggiare l’uso della macchina mettendo a disposizione queste navette, ogni anno con il biglietto sempre meno costoso! Poi lei ci racconta che qualche anno fa i turisti hanno potuto vedere l’orso farsi il bagno nel lago e in un altro momento l’aquila sorvolare il cielo della gola che immette al lago! Che fortuna, che emozione!
Torniamo al B&B, un po’ stanchi ma contenti e non vediamo l’ora che sia di nuovo giorno… il programma per l’indomani non è niente male!

(continued from the previous post)
We follow the path traced on panels and on the map provided by the park, at the beginning of parking where we left the bus. Midway we face one of several farms in stone and wood built, unfortunately before the park was established, around the slopes surrounding the lake. While some of these are hotels or private homes the latter is used as a ‘house of the park’. We decide to enter and immediately we access in a small multimedia show very beautiful and educational, especially for young: passing the lightened panels turn on and projections start with audio commentary. So you can discover the varieties of flora and fauna of the park and the famous phenomenon that gives the lake the name of ‘red’. A medieval legend speaks of a clash between armies of different factions for the conquest of a noble damsel, which was the cause of dyeing the lake with shed blood. This coloration would then magically repeat every year during warmer weather. Instead the phenomenon, that strangely does not repeat from the'80s anymore, has been scientifically explained by the presence of a particular alga in water.
This and many other beautiful notions of the lake and the park are also explained in the documentary in about twenty minutes, which we see a small projections room. We are alone, seated enchanted in front of these images. What a sin that other tourists are not minimally interested in naturalistic aspects of the place! So I feel some tears under my eyes when I see that the park is inhabited by a few examples of bears that were elected as symbol of the park. They are seen rarely, when the lake has not yet been taken assault by tourists. How could they leave out with noises and disorder that we bring to a so delicate ecosystem? The human presence here is more harmful than elsewhere.
Leaving the room we thank the guide because she has recommended the vision of the movie and then we give a look in the bookshop, leave our news in some questionnaires and buy few things in memory of this visit: no silly and unnecessary souvenirs! We buy a 2009 calendar with watercolour illustrations of trees in the park and a fabric bag, but there she gives us free the 2008 beautiful calendar and a sticker. We bring all this way in a biodegradable at 100% bag which is the bag that is given to everyone here at the park for bringing behind own waste! In fact, the waste bins were eliminated according to give tourists responsibility for the collection and disposal in an ‘ecological island’ near the parking lot.
After properly informed, we continue our way to close the ring around the lake. The recommended trail stops at a certain point, because the remaining part, that joins the point of departure, is more demanding, and then referred to as ‘dangerous’. In fact, the danger lies in the fact that the path is all various up-and-down, slippery and exposed but equipped with steps and metal cables to which you can take balances. My initial worries dissolve immediately because the last part is that most beautiful and quiet one. Sometimes the lake is close to our left, deep, threateningly from the bottom of our feet, sometimes it is clear with now deserted beaches that open among the green. At almost 1200 metres we breathe deeply the air filtered by dense woods at this point, with scents of earth, moss, firs and pines. Even eyes are filled with an unusual lit green, and the view of mountains, that are reflected so well in the lake, makes us think of a fantasy world hidden beneath the water!
In just under three hours our lap around the lake is concluded and we returned to the point of departure, where there is the bus waiting. We have to wait a while before leaving, then we read the panels displayed from the park calling on tourists to behave respectfully towards environment. We also give a quick glance to the ‘ecological island’ that seems more a weather station and is also provided solar panels. The organisation, in short, is perfect!
Going on the shuttle we understand that we’re the last two tourists of the day. On the bus we are with the driver and the guide that retrieves his things after closing access to parking. I feel a hint of envy for her job: what I can do to work in the midst of such a paradise! On the way back we talk with this girl learning that the body of the park is trying to discourage the use of cars, making available these shuttles, each year with tickets always less expensive! Then she tells us that a few years ago tourists could see the bear having a bath in the lake and in another time, the eagle flying over the sky of the throat that enters the lake! What luck, what emotion!
We go back to B&B, tired but happy and we just can’t wait the new day… the program for the next day is not so bad!


P.s.: potete guardare altre foto riferite al racconto sull’album di Irish People / you can see other pictures of the journey on Irish People’s album

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