Visualizzazione post con etichetta isole ecologiche. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta isole ecologiche. Mostra tutti i post

sabato 23 agosto 2008

Appunti di viaggio / My journey diary – 08 Aug 08

Dopo una serata trascorsa fino a tardi con amiche, questa mattina alle 7,30 apro gli occhi accaldata e sono già sveglia. Il sole è già alto e comincia a cuocere il paese.
Quest’anno è un nuovo anno di caldo, un’estate torrida, bollente come non si vedeva da un po’. Entro qualche ora la temperatura si alza e strade, casa e persino i giardini si arroventano. Avrei dovuto aspettarmelo, qui il caldo, in Puglia, è spesso secco, quasi africano.
La giornata passa lenta, per metà chiusa in casa, cercando un’occupazione per non morire di noia davanti al caleidoscopio della tv che trasmette l’inizio dei giochi olimpici cinesi. Si boccheggia: inevitabile cercare un po’ di refrigerio davanti al ventilatore o al condizionatore, acceso per poco e impostato sui 30 gradi. Finisco con lo sdraiarmi sul letto e addormentarmi finché il calore scompare e riappare verso le 17,30. Pechino è ancora là in tv a dare sfoggio di colori, tecnologie e abilità umana, incurante di un clima, anche là, ai limiti della sopportazione.
Solo dopo le 20, tramontato il sole, è possibile uscire di casa. Esco pigramente dopo ancora mezz’ora e attraverso una delle strade principali della città passando davanti ad una vetrina che il mio sguardo sfiora distrattamente. Devo tornare indietro: si vede una stanza illuminata ma quasi vuota salvo che al centro campeggia in bella mostra un grande pannello solare!
Cavolo! Penso: ma perché siamo così stupidi? Se tutti qui avessero i pannelli solari, periodi come il torrido agosto renderebbero molto in energia e calore gratuiti e puliti!!!
Un paese come il nostro, l’Italia, che non investe nell’energia solare è veramente un paese stupido!
Fortunatamente qualcuno se ne sta accorgendo, ma quanti anni ci vorranno perché tutti abbiano il solare a disposizione? Spero che non si arrivi ad averlo quando la temperatura della Terra sarà tale da eliminare la possibilità di sopravvivenza!
Proseguendo nella mia pigra passeggiata vedo affissi dei manifesti sulla premiazione di utenti virtuosi che hanno raggiunto una consistente percentuale di raccolta differenziata, collezionando punti su una tessera e conferendo i rifiuti all’isola ecologica. Premiati addirittura con buoni spesa! Peccato non avere modo di approfondire, di indagare meglio…

Così sta per finire la mia permanenza a Canosa, e in fin dei conti devo ammettere che qualche piccola cosa sta cambiando. Anche dal sesto piano del mio palazzo scorgo che qualche timido pannello solare fa capolino e mi saluta dai tetti delle case! Mi aspetto di ritrovare, la prossima volta un paese sempre più ecologicamente impegnato! Lo saluto nella speranza… e visto che la speranza è di colore verde, spero di trovare il mio paese più verde!
A presto cara terra mia!



After an evening spent up late with friends, this morning at 7.30 a.m., I open my eyes, weather is hot and I am already waked up. The sun is up yet and it begins to cook the country.
This is a new year of hot, hot summer, boiling as not seen before for a long time. Within a few hours the temperature rises and roads, buildings and even gardens are hot. I had to aspect it: the heat here, in Puglia, is often dry, almost to North African levels.
The day passes slow, half closed in the house. I try employment not to die of boredom seeing the kaleidoscope TV transmitting the start of the Olympics Games in China. Hot takes my breath away: inevitable I try to find to cool a little with the fan or air conditioner switched to low and set on
30 °C. I end to lay down on the bed and sleep until the heat disappears and reappears at 5.30 p.m. Beijing is still there on TV to give off colours, technologies and human skills, unmindful of a climate, even there, off limits of endurance.
Only after 8 p.m., down the sun, you can leave the house. I’m out after half an hour and even through one of the city's main roads I pass in front of a shop window that I see in distract way. I have to go back: I see a room illuminated but almost empty except at the centre a large solar panel stands in a stunning show!
Goodness! I think: why are we so stupid? If all everybody here had solar panels, periods like the torrid August would make a great deal in energy and heat free and clean!
A country like ours, Italy, which invests in solar energy is really a stupid country!
Fortunately someone is noticing it but how many years we have to wait until everyone could have the solar energy available? I hope that we’ll not arrive at the time when the temperature of the Earth will eliminates the possibility of survival!
Continuing in my lazy stroll I see posted some posters on a prize for users who have virtuously reached a substantial percentage of recycling, collecting points on a card and giving waste the ‘ecological island’. Winners are prized with bonus to spend at supermarket! Too bad it is not having way to deepen, to better investigate…

That is about I finish my stay in Canosa, and ultimately I must admit that some small thing is changing. Even from the sixth floor of my flat I see that some timid solar panels come out and say hello to me from the roofs of houses! I expect to find the next time the town increasingly environmentally committed! I leave in hope… and due that hope is green, I hope to find my country more… green!
See you soon my beloved land!

venerdì 27 giugno 2008

Leggere il packaging/Reading packaging #1b

Continuiamo a parlare di simboli “di smaltimento”
Let’s go on referring to symbols “about disposal”

“Il Punto Verde” (o “Der Grüne Punkt”) (http://it.wikipedia.org/wiki/Il_Punto_Verde).
È un bollino rotondo costituito da due frecce che si rincorrono, ed è rappresentato spesso a uno o più colori (le due frecce in genere sono di due differenti verdi).
Sembra voler dire che l’imballaggio è riciclabile ma non è così. Quanti di voi lo sapevano?
Ha ingannato anche me e poi ho appreso la verità: è un simbolo ideato per un sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti istituito in Germania, che prevede secondo la legge locale, una tassa a carico delle aziende aderenti, che paga alla società DSD (Duales System Deutshland) il costo di raccolta, selezione e riciclaggio degli imballaggi.
Questo sistema è stato esteso poi agli Stati Membri, attraverso l’organizzazione europea Pro Europe (Packaging Recovery Organisation Europe), con l’autorizzazione ad utilizzare il marchio e quindi lo ritroviamo su moltissimi prodotti anche qui in Italia.
Quindi questo significa che gli imballaggi recanti questo marchio sono prodotti da aziende aderenti all’organizzazione nazionale appartenente al sistema Pro Europe, per cui queste pagano i costi di recupero e riciclo. Aziende, quindi, che si caricano dei costi ambientali, ma che non forniscono al consumatore ulteriori informazioni di smaltimento a meno che il Punto Verde non sia accompagnato da altro simbolo di riciclo e di specifica del materiale. In Italia è il CONAI ad occuparsi del recupero degli imballaggi.
Quegli imballaggi recanti solo questo marchio, quindi, non sono riciclabili! Quindi fate attenzione quando il materiale di cui è fatto l’oggetto non è indicato, rischiate di compromettere la raccolta differenziata!
"The Green Dot" (or "Der Grüne Punkt") (http://it.wikipedia.org/wiki/Il_Punto_Verde).
It is a dot that consists of two arrows that run, often represented in one or more colors (the two arrows are generally of two different green).
It seems to say that the packaging is recyclable but it is not true. How many of you knew it?
It also deceived me and then I learned the truth: it is a symbol designed for a waste collection and disposal system in Germany. According to the local law, this system provides a tax for the participating companies, which pay the costs of collection, sorting and recycling of packaging to the DSD (Duales System Deutshland).
This system was then extended to Member States, through the European organisation Pro Europe (Packaging Recovery Organisation Europe), with the authorization to use the mark. So we find this on many products, whether here in Italy. This means that packages bearing this mark are produced by companies which are members of the national organisation, belonging to Pro Europe system, for which they pay the costs of recovery and recycling.
These companies, therefore, take the load environmental costs, but not provide more disposal informationfor the consumers unless the Green Point on the packaging is accompanied by other recycling symbol or a specification of the material. In Italy CONAI is the organisation dealing in recovery of packaging.
So, those packages bearing this mark only, aren’t really recyclable! So be careful when the material of objects is not indicated, you risk compromising the recycling process!


“Il Ciclo di Mobius” (triangolo di riciclo con le frecce che si rincorrono).
Questo ha invece sicuramente valenza internazionale per quanto riguarda la raccolta differenziata. Spesso lo troviamo con un numero posto al centro dello stesso o con una sigla in basso, che specificano meglio il tipo di materiale. Quando non è accompagnato da alcun numero significa che il materiale è riciclabile.
Quando invece è accompagnato da una percentuale significa che il materiale è riciclato e la percentuale sta ad indicare la quantità di materiale riciclato presente. I numeri e le sigle saranno elencati in seguito, in maniera più approfondita, nei successivi post sui differenti materiali.
“Cycle of Mobius” (recycling triangle with arrows that are chasing).
This certainly has an international meaning that regards recycling. We often find it with a number placed at the centre or acronyms at the bottom, which specify the type of material. When it is not accompanied by anything means only that the material is recyclable. When it is accompanied by a percentage means that the material is recycled and the percentage is used to signify the amount of recycled material. The numbers and acronyms will be listed in forthcoming blogposts about materials
.

Il “KCA-Logo” (bidone con la croce sopra)
Sta ad indicare che l’imballaggio in questione contiene sostanze pericolose per l’ambiente e non va quindi gettato nei normali cassonetti della raccolta dei rifiuti urbani ma negli appositi bidoni dei rifiuti pericolosi o conferito al centro di raccolta dei rifiuti speciali (isole ecologiche). Può riguardare pile, accumulatori, e packaging di prodotti chimici tipo pesticidi, solventi e vernici.
Nonostante il simbolo riguardi più il contenuto che l’imballaggio è a tutti gli effetti un’indicazione di legge sullo smaltimento dell’imballaggio stesso.
The “KCA-Logo”(bin with the cross above)
It is an indication that the package contains hazardous substances for the environment and therefore it can’t be thrown into the black bins but must be thrown in appropriate waste bins or given to a centre for special waste. It can cover batteries, chargers, and packaging of products as chemical pesticides, solvents and paints.
Despite the symbol relates to several contents it is all effective on the disposal of packaging itself, according to local laws.


Alla fine di questa prima carrellata voglio aggiungere una nota che non mi sembra affatto trascurabile: la normativa vigente attualmente dice che l’etichettatura ambientale degli imballaggi non è obbligatoria ma volontaria!!! Al giorno d’oggi, con tutti questi problemi connessi all’ambiente, non capisco il perché…
Ringrazio il CONAI per aver fornito attraverso il suo sito le informazioni redatte dall’Istituto Italiano Imballaggio. Ci si augura che prima o poi venga redatta una guida rivolta più ai consumatori che alle aziende!
At the end of this first series I want to add a note that I can’t consider hardly negligible: the existing legislation currently says that environmental labelling of packaging is not mandatory but
voluntary! Nowadays, with all these problems related to the environment, I don’t understand why…
I thank the CONAI for providing information drawn up by the Italian Packaging, through its website. I hope that sooner or later they’ll draft a guide for consumers too!

venerdì 9 maggio 2008

Inceneritore VS Differenziata porta a porta

Due giorni fa, MisterCrama che più che autore di questo blog è il “grillo (s)parlante” (vedi commenti), nonché ispiratore di alcuni argomenti di cui ho trattato, mi ha messo a conoscenza di un servizio televisivo trasmesso il 5 maggio su Exit, programma di La7.

Solitamente in tv seguo pochi programmi, ma questo mi è proprio sfuggito: è un servizio di Ilaria D’Amico che “spiega i danni dei fantastici (secondo i politici) termovalorizzatori e di come la differenziata porta a porta effettivamente COSTI DI MENO anche economicamente (oltre che all'ambiente)”. Inoltre è utile per capire a livello tecnico come funzionano i termovalorizzatori e la raccolta differenziata su tutto il territorio nazionale e anche all’estero. Utile per chiarirsi alcuni dubbi e farsi un’idea della situazione attuale e di quello che ci aspetta...

Ecco il link della pagina in cui potrete assistere a parte della trasmissione:

http://www.la7.it/blog/post_dettaglio.asp?idblog=ILARIA_DAMICO_-_Exit_15&id=2256

A mio parere è un servizio svolto egregiamente, in alcuni punti anche molto toccante, in altri incredibile... consiglio vivamente di mettersi a disposizione poco meno di un’ora del proprio tempo per guardarlo.

Fatemi sapere cosa ne pensate...

martedì 11 marzo 2008

Approdare su isole ecologiche in un mare di rifiuti

Rinnovare una casa un po’ datata è un impegno oneroso, sia da punto di vista economico che ecologico. Eppure a volte si crea questa necessità.
Il mio ultimo trasloco ha scatenato nella mia coscienza vere e proprie battaglie tra il voler rinnovare oggetti e arredamento e, nel contempo, l’assoluta volontà di non inquinare gettando indiscriminatamente tutto come se fosse normale spazzatura.
Quindi mi sono imposta di vagliare attentamente la “roba vecchia”: il primo sforzo che faccio è separare le cose che proprio non sono più utilizzabili perché deteriorate dal tempo da quelle che potrebbero aver ancora un utilizzo diverso dall’originario.
I primi oggetti, se non sono proprio fatti di un unico materiale riciclabile o non sono smontabili in parti da differenziare, vanno poi non in un comune cassonetto (o fuori addirittura, come molta gente, purtroppo al giorno d’oggi fa) ma in una busta che viene da noi diligentemente portata all’isola ecologica più vicina al nostro centro abitato.


Di recente ho avuto modo di visitarla e con mia grande sorpresa ai miei occhi si è presentata un’area molto simile ad un... parco giochi! Sì, la società di raccolta dei rifiuti della zona si è proprio sbizzarrita nella costruzione di grandi container semi-aperti dalle forme più strane, per accogliere, forse a scopo didattico, le balle dei differenti materiali da riciclare.
Molto originale come presentazione, ma... c’è sempre un ma!
All’atto della consegna dei materiali ti devi provvedere di un carrello per la pesa, che trovi lì accanto al gabbiotto del personale. Una persona ti “accoglie” (sarebbe gradito un sorriso, anche se invece trovi il personale molto “seccato”), e valuta di che materiali sono fatti gli oggetti, dicendoti in quale container devi portarli. Dopo la pesa e dopo aver dato i tuoi dati, puoi dirigerti ai container che sono chiaramente contrassegnati dal nome del materiale da depositare. Quindi trovi carta, metalli, materiali legnosi, macerie, rifiuti elettrici/elettronici, pile, oli esausti e molti altri tra cui un container di materiale vario.
L’unico aspetto non proprio gradevole ai propri occhi è che in questi container veri e propri per lo stoccaggio trovi veramente delle cose che non ti saresti mai aspettato, ma è decisamente deludente che gran parte delle cose che io pensavo potesse essere classificato in base ad un unico materiale riciclabile, mi è stato invece indirizzato al materiale vario, di cui dubito ci sia un ulteriore smistamento.
Ho chiesto poi al personale addetto spiegazione su dove procurarmi una compostiera ma ho capito che il comune non ne mette a disposizione agli abitanti della città. Un signore che si trovava lì mi ha suggerito alcuni punti vendita, comunicandomi però che il compostaggio domestico non è affatto semplice. Io ho prontamente risposto che ora come ora è una cosa che va fatta, se si può, anche con un certo impegno, e lui ha aggiunto: “E sì, adesso va di moda!”.
Mah!
Alla fine della gita davvero molto istruttiva sono andata via non delusa ma più convinta del fatto che alla fine i rifiuti è meglio non produrli proprio o per lo meno cercare di produrne il meno possibile... anche meglio che riciclarli.