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domenica 25 febbraio 2018

Vita da fan dei Cranberries: spiegata a chi pensa sia matta.

"And the daffodils look lovely today..."

Le passioni fanno una persona e non esiste una persona senza passioni. Perché la vita è un complicato intreccio di razionalità ed irrazionalità, di mente e cuore, in cui è molto difficile orientarsi. Questa sono io. Un caleidoscopio di passioni, di sentimenti, di idee in cui io stessa fatico ad inquadrarmi.

Tante persone – compresi voi che mi leggete – mi conoscono per la mia passione per la natura e per la dedizione ad uno stile di vita ecosostenibile. Tante altre – che raramente giungono qui sul blog ma che mi conoscono sui social – sanno della mia altra grande passione, quella verso un gruppo musicale che ha segnato la mia vita da quando avevo 22 anni, i Cranberries.

Un gruppo amato e tormentato per tanti motivi, ma che ha, in ogni caso, scritto la colonna sonora di milioni di persone nel mondo e di cui si è tornato a parlare un mese fa, per la scomparsa di Dolores O’Riordan. Il 15 gennaio 2018 la sua incredibile voce si è spenta insieme al suo gracile corpo. E per me, sì, il mondo si è fermato!

Quella sera, quando una persona di famiglia mi ha dato la notizia, mi si è gelato il sangue, come se metà del mio cuore avesse smesso di battere. Non sto scherzando e non sono pazza (o forse solo un po’). Non è facile trovare le parole per spiegare cosa è successo in quell’attimo e subito dopo. Ma sono più volte stata tentata di dare semplicemente una spiegazione razionale ad una cosa fuori da ogni schema e ho deciso di farlo qui sul mio blog. Per rivelarvi qualcosa in più di me, per dare una giustificazione a tutto questo silenzio, per ricomporre i miei pezzi.

Dolores O’ Riordan per me non era solo la cantante del mio gruppo preferito.
Iniziai a seguire i Cranberries verso la fine del 1994, quando in tv mandavano in onda il video di una bellissima canzone “Dreams”: lei, vestita di bianco, rincorreva un cavallo pazzo nel bel mezzo della natura irlandese. Quell’Irlanda e quella sua voce, che cantava di un cambiamento di vita, di un sogno che si realizza e di un amore ritrovato, mi rapirono. All’università trovai un free-press magazine con una loro foto e le date dei loro primi concerti in Italia (che non riuscii a vedere) e da allora li inseguii, come lei rincorreva nel video quel cavallo bianco. E scoprii le loro melodie cupe ma struggenti, atmosfere oniriche, una musica semplice che, però, arrivava dritta al cuore. Difficile non restarne persi.

Difficile era per me quel periodo, segnato dal dolore e dalla difficoltà di studiare lontano da casa e non poter fare niente per fermare l’inarrestabile progredire di vicende infelici in famiglia. Sognavo, sognavo anch’io un cambiamento e un amore che mi facesse cambiare idea sull’amore, sognavo una vita diversa, felice. E la felicità, con i Cranberries, non tardò ad arrivare: insieme alla mia sorellina comprai tutti i loro dischi, comprai una chitarra per imparare a strimpellare questa musica che mi piaceva tanto, risposi ad un annuncio di un fan dei Cranberries come me, mettemmo su un fan club e lo chiamammo proprio “Dreams”. Di lì in poi la mia vita cambiò improvvisamente. Conobbi centinaia di persone che amavano la stessa musica, scambiavo con loro chiacchiere al telefono e pile di corrispondenza, conobbi giornalisti e persone dell’industria musicale. E conobbi il mio amore.

Il mio fu un vero e proprio cambiamento e non solo nei gusti musicali, ma anche nello stile di vita, nella leggerezza del pensiero, nei rapporti con le persone, nel vestire, nel fisico e persino nel portare i capelli. Non era imitare, era voglia di provare sentimenti nuovi, era voglia di essere diversa, di sentirmi più viva, di sentirmi più libera dai soliti schemi, da ciò che dice la gente, di sentirmi amata e circondata da affetto.

Con il tempo il fan club divenne un team riconosciuto dalla casa discografica e dalla stessa band, Cranberries Italia, che io ed il mio (allora) compagno gestivamo insieme al sito internet. Fu un riconoscimento importante che ci portò ad incontrare i Cranberries in più di un occasione e a capire quali meravigliose persone ci fossero dietro Dolores, Noel, Mike e Fergal. Persone semplici, consapevoli di quanto la loro musica stesse facendo intorno a loro, senza che questa consapevolezza li portasse a perdere il contatto con la realtà e con gli affetti di tutti i giorni. Un aspetto che me li ha fatti amare ancora di più.

Insieme a Paolo e ai tanti fan, nel frattempo ormai amici, abbiamo fatto tante follie per i nostri musicisti del cuore: dormito fuori nelle stazioni, nei pullman o nei treni per andare ai concerti, realizzato a mano striscioni e coreografie per i concerti, organizzato raduni, fatto lunghi viaggi nella neve, file fuori dai palazzetti per non parlare dell’impegno costante nel tenere aggiornato e vivo un sito e una community social... cosa si fa, quando si è fan!

Infine io e Paolo due anni fa, dopo vent’anni di follie insieme, abbiamo finalmente coronato il nostro sogno: abbiamo “dato una forma” a quella che è stata praticamente una vita trascorsa insieme, segnata a tutti gli effetti dalla musica dei Cranberries.

In tutti questi anni sono cambiate tante cose. Ho continuato ad amare, in modo differente, la mia famiglia, mai rinnegando i miei sentimenti per chi mi ha fatto nascere e crescere, anzi, forse rafforzandoli ancora di più. Ho conosciuto da vicino veramente centinaia di persone con la stessa passione, ho imparato a conoscere le varie sfaccettature dell’animo di un fan, ho stretto tante amicizie diventate fondamentali, ho conosciuto persone fantastiche del mondo della musica, quelle che di nascosto fanno diventare un artista grande. Insomma, in tutti questi anni io sono diventata quella che sono: una persona sensibile, che prova a cercare sempre il lato positivo delle cose, che ama il mondo, la natura, gli esseri umani, la musica e che vive per amore.

E Dolores è sempre stata lì, una voce familiare nelle mie orecchie, un sorriso disarmante che quando ti era davanti ti lasciava sempre senza parole, quella sorella maggiore che ti diceva di inseguire i sogni, il proprio istinto, di sentirti libera, di non andare troppo a fondo, che poteva essere troppo tardi, che bisogna vivere per l’amore che abbiamo, non per la realtà...

Dolores O'Riordan - Napoli 2000 - ph. Loredana Cramarossa

Ecco perché quel 15 sera di gennaio si è fermato il mondo, ecco perché finora sono stata in silenzio, ecco perché adesso, più che mai i Cranberries sono una parte di me, perché continuerò a farli conoscere e a gioire della loro musica insieme a migliaia di persone, perché continuerò ad essere “fan” fino alla fine dei miei giorni e, perché no, anche un pizzico folle... ;-)

martedì 24 agosto 2010

Vacanze a Km (quasi) 0… / About zero distance-holidays… # 2

(Continua da qui / First part here)

Secondo giorno: per fortuna il nostro piccolo precedente inconveniente notturno è stato presto risolto e la mattina seguente eravamo pronti per una giornata di… escursioniiii!!!
Ma prima una bella colazione a base di ciambella locale e marmellata di more fatta in casa… mmhh che bontà! Per il pranzo abbiamo chiesto di farci fare dei panini. E che panini! Fettone di pane casereccio e formaggio locale.
Scarponi indossati, borraccia e cartina, zaino in spalla e via!!! Pronti a partire su per il sentiero che parte proprio dal Passo dell’Incisa. Direzione: monte Comero!
Second day: we were lucky because the incident of the night was soon solved and the morning before we were ready to have a day of… hikiiiing!!!
But before starting we had a good breakfast with a local cake and blackberries homemade jam… mmhh good! For lunch we asked to have two sandwiches to take away. What a sandwich! Two big slices of homemade bread with a tasty local cheese.
Boots, backpack, map and water bottle worn, let’s go!!! Ready to leave from the track that starts exactly from the Incisa Passage. Direction: Mount Comero!




La prima parte in salita è stata un po’ faticosa – circa 200 m di dislivello – soprattutto per la mancanza di allenamento recente, però subito ci si è addentrati nel bosco, costituito in prevalenza da caducifoglie. Inutile dire quanto i nostri polmoni abbiano ripreso a respirare!
Un verde meraviglioso, quello che ti circonda da capo a piedi nel bosco, muschi, felci, arbusti e chiome altissime… l’unica traccia marrone, il sentiero da seguire. Poi, ancora, silenzio, interrotto solo dal fruscio delle foglie, dal cinguettio degli uccelli, e dal nostro fiato. Altri timidi colori: il rosa dei garofanini selvatici e dei ciclamini, il rosso delle piccole bacche, l’iridescenza di alcuni coleotteri…
The first part is a bit tiring because uphill – about 200 mt of drop – especially for the lack of training before. But we soon go into the woods with deciduous trees. We started really to breathe!
A marvellous green that surrounds you at all, with musk, ferns, shrubs and highest green tops… the only brown track was the path to follow. Then again silence, only interrupted from the rustle of leaves, the twitter of birds and our breath. Other shy colours: the pink of the little wild carnations and cyclamen, the red of little berries, the iridescent of some beetles…




Con la cartina sempre in mano, abbiamo camminato con una strana sensazione di timore. Come se avessimo l’assurda paura di perderci in quel paradiso. Tutto questo tenendo d’occhio costantemente i segnali bianchi e rossi, ad ogni bivio.
D’un tratto ci siamo addentrati prima in un boschetto di abeti dove due cavalli sostavano, confondendo i loro manti col terreno. Poi la voce di un ruscelletto, superato il quale, seguendo il tracciato ci si è aperta una magnifica radura: qui il cielo, di un azzurro terso contrastava contro il verde del prato, punteggiato ancora di margherite e funghi dall’aspetto quasi fiabesco!
With the map always in hands, we walked with a strange apprehension feeling. As if we had the absurd fear to lose ourselves in that paradise. All that keeping constantly at view the red and white signals, at every fork.
Suddenly we entered in a wood of pines where two horses stayed and firstly we confused them with the ground surface. Then the voice of a stream, after which, following the path, we arrived in a wide glade. Here the blue clean sky contrasted with the green of the grass, where still were daisies and fabulous mushrooms.





“Saremo in questo punto?” Forse… camminando e seguendo una mulattiera, abbiamo perso traccia dei segnali. Dopo una discesa ci siamo trovati ad un bivio, c’erano dei cancelli. Se finora non c’era nessuna traccia di essere umano nei dintorni, varcato il cancello abbiamo intravisto due figure avvicinarsi dalla strada carreggiabile a sinistra: due gentili signore che ci hanno indicato la direzione giusta e ci hanno preannunciato l’incontro con una fonte, la fonte di San Francesco.
“Are we in this point?” Maybe… walking and following a mule track, we lost the signals. After a downhill we found ourselves at a fork, where some gates stayed. Until now we hadn’t the chance to see a human around, but now, crossing the gate two figures came closer. They were two gentle women that told us the right direction and say that we would meet a source very soon, the Saint Francis source.

Laudato si’, mi’ Signore, per sor’Acqua”… San Francesco conosceva bene il valore del Creato!
Una bella rinfrescata ora era quello che ci voleva! La sorgente era accanto ad un verde laghetto circondato da vegetazione costantemente frequentata da libellule.
Con gli zaini finalmente a terra abbiamo dato qualche morso al nostro personale “pan di via”, deliziosi morbidi biscotti speziati che Irish aveva fatto con le sue manone e portato con sé.
Be praised, my Lord, through Sister Water”…  St. Francis well knew the value of Creation!
A good refreshed was what we needed now! The source was near a green little pond, surrounded from a vegetation frequented by dragonflies.
With backpacks finally at the ground we gave some bit to our own “waybread”, a sort of delicious gingerbread that Irish made with his hand and took with himself.




Rimettendoci in cammino la strada bianca risaliva, sempre in mezzo al bosco che però in questo punto mostrava ferite: il taglio della legna è un’attività evidentemente redditizia da queste parti. Si spera che sia regolamentato!
E dopo un po’ di fatica e ansia di arrivare al monte, aumentata dall’avvicinarsi dell’ora di pranzo… sorpresa! Ci troviamo ad un incrocio di sentieri che ci ha fatto capire di essere in un punto dove dovevamo essere molto tempo prima! Eheheh la montagna ne gioca di scherzetti, eh?
“Va bene”, ci siamo detti, “la strada per il Comero è ancora troppo lunga”, forse non ce l’avremmo fatta e così abbiamo deciso di fare una sosta più lunga e riprendere al contrario il percorso sul sentiero che avevamo perduto (il 149) e che qui invece era ben indicato.
Going on to walk, the white track went uphill, even in the middle of the woods, that, unfortunately, in this point had its wounds: the wood cut is clearly a commercial activity. We hope that it is ruled here!
After many steps uphill, anxious to get to the mount, lunch time arrived, and… surprise! We were at a crossroad of four tracks and we understood that we were in the point where we had to be many hours before! Eh eh, sometimes mountains play a trick!
Ok, we said, “the way to the Comero is still too far”, perhaps we wouldn’t arrive in time and so we rested a bit more there, leaving then again for the track we lost before. It was the n. 149 and now it was well marked here.


Per il sentiero abbiamo incrociato diversi cercatori di funghi. La zona qui è molto nota per i porcini e i tartufi. Ci hanno persino fermato e chiesto informazioni… “A noi? Be’ veramente siamo qui solo per fare una passeggiata!”.
E c’è chi invece la passeggiata se l’è fatta addirittura in… macchina!!! Sì, sulla vetta dove si trova il “Cippo dell’Alpino” (1187 m) abbiamo incontrato una coppia, arrivata su per la mulattiera con una vecchia utilitaria… mah!!! E scendendo giù per il sentiero infangato le tracce delle ruote ci hanno fatto quasi da guida, pensando “sicuramente da qui si arriva a valle!”. Insomma, dopo essere rientrati su un sentiero più stretto nel bosco ora più fitto, seguendo i segnali, abbiamo ritrovato nel primo pomeriggio la radura dove ci eravamo persi e tutto da lì è filato poi liscio, ovviamente in discesa!
Along the way we met a lot of mushroom hunters. The place here is well known as good to find mushrooms and truffles. Some people even stopped us and ask for information… “To us? But we are here only just for a walk!”
And there was who on the contrary came here… by car!!! Yes, even on the top of the mountain where the “Memorial of the Alpine” was, a couple was arrived on muletrack with an old runabout… I didn’t wanted to believe! And going downhill, along the muddy trail, we were driven almost by the wheels tracks, thinking “Surely we will arrive somewhere in the valley, following them!”. Then we took a narrower path, now, in the more dense woods. Following the signals we found again the glade where we passed before. From that point all went right, of course downhill!


Peccato però, meta mancata, siamo rientrati alla base troppo presto!
Allora abbiamo inserito subito in programmazione una tappa ai due laghi, Lago Pontini e Lago Lungo, questa volta però arrivandoci in auto, vista la stanchezza dei 10 chilometri circa, percorsi sui nostri scarponi.
I laghi sono due località molto turistiche (come anche il Lago di Acquapartita che abbiamo visitato velocemente il giorno precedente), ma sono in ogni caso due piccole gemme racchiuse nel verde degli alti abeti. Le aree sono molto curate, con servizi, attrezzature per picnic, bar e prato intorno alle rive, dove ci si può sdraiare e trascorrere delle ore in pieno relax.
Sfortunatamente come in tutti i laghi turistici, non potevano mancare i “pescatori della domenica” – come ironicamente li chiama Irish –. Qui si può solo praticare la pesca “No kill”. Ma qualche vittima ogni tanto si vede… poveri pesciolini d’acqua dolce! Ci sono dei punti in cui la pesca è assolutamente vietata. Qui si possono ammirare le trote sguazzare nell’acqua limpida.
A volte penso che sarà sempre troppo tardi quando capiremo che certi ecosistemi vanno rispettati e lasciati intatti… la nostra mano devastante si vede sempre e comunque, anche quando ci sono i divieti e controlli!
It was a real pity that we came back too early!
So we planned soon to see two near lakes, Pontini Lake and Lungo Lake. This time we were so tired – after walked about 10 kilometres – to avoid to take the car.
The two lakes are very touristy – as the lake at Acquapartita too, we visited the day before –, but they are two little gems enclosed in the green of high pines. The areas are very cured, with services, picnic facilities, cafes, restaurants and lawn around the lakes, where you can lie and rest for hours in relax.
Unfortunately, as in many of the tourist lakes, the “weekender fishermen” – as Irish ironically calls them – didn’t miss. Here the only fishing practise allowed is the “No kill” one. But you can see victims the same… poor little freshwater fishes! There are some points where fishing is totally prohibited. Here you can see some trouts, swimming in the clear water.
Sometimes I think that it will be always too late when we will understand that some ecosystems are to be respected and protected… our devastating hand is evident in any case, even if there are prohibitions and controls. 





Insomma, a vedere tutta questa acqua ci era venuta una gran sete! E abbiamo pensato quindi ti scendere ancora un po’ a valle e tornare a Bagno di Romagna. Una bella birra, mixata con una tonificante bibita, avrebbe ripristinato la nostra energia. Abbiamo aspettato così che aprisse il pub irlandese del paese. Molto bello, uno dei pochi rimasti col suo arredo originale. Abbiamo qui sgranocchiato qualcosa, e infine chiacchierato con le simpatiche gestrici del pub, mamma e figlia, parlando della nostra passione per il verde dei boschi, così come per il verde della nostra isola preferita, l’Irlanda, a cui, comunque, Bagno di Romagna non ha nulla da invidiare! ;)
In conclusion, seeing all that water we came very thirsty! So we thought to go back down in town.
We needed a good beer, mixed with a tonic drink, then we would find energy again. We waited until the opening of the Irish pub of the town. Very nice, one of the few remaining with the original furnishings. Here we munched something, and at the end we chatted with the funny pub managers, a girl with her mother, talking about our passion for the green of woods as the green of the “emerald isle”, our favourite one, Ireland, a place to which Bagno di Romagna has nothing to envy! ;)


Continua... / To be continued...

venerdì 12 settembre 2008

A long long time ago...

Tredici anni fa nacque la mia passione per la musica dei Cranberries, un gruppo irlandese che oramai non è più sulla cresta dell’onda da qualche anno. Al posto loro ci sono i progetti solisti di Dolores O’Riordan, Noel Hogan e Fergal Lawler, mentre l’altro fratellino di Noel, Mike si gode la sua sana vita privata.
Nonostante siano stati poco amati nella loro patria e dintorni, in tutto il mondo sono adorati e hanno venduto milioni e milioni di dischi.
Ai Cranberries ho dedicato tanto in passato, sono stati la colonna sonora dei miei venti anni. Mi affascinava il loro primo suono grezzo, la voce limpida e genuina della cantante, i testi così sentiti e profondi, con i quali spesso mi sono identificata. Non è possibile descrivere quanto abbiano significato per me, senza scadere nella banalità. Posso dire solo che hanno cambiato la mia esistenza, perché tramite la musica dei Cranberries ho conosciuto centinaia di appassionati, con molti dei quali ho mantenuto salde amicizie e, soprattutto, ho conosciuto l’amore della mia vita!
Adesso, quando riascolto i loro brani, specie i primi che mi hanno affascinato e coinvolto fino al punto da mettermi in gioco, ancora i brividi riaffiorano sulla mia pelle.
Come quando vidi per la prima volta il video di Dreams, girato nella magica e a me cara Irlanda: un cavallo bianco inseguito per le verdi brughiere dalla cantante vestita di bianco, con un mantello di velluto bordeaux… alla ricerca di una persona, forse il suo amato, che giaceva e rinasceva nelle radici di un albero secolare.
Una musica energica, una voce melodiosa, un sentore celtico, una vicinanza col cuore e con la natura, erano tutte queste cose ad avvicinarmi a loro.
Così tanti anni sono passati ma non smetto di ripensare al mio passato che rivivrà il prossimo sabato, in un evento che ormai si ripete da tre anni: la serata tributo dedicata ai fan dei Cranberries.
E per dimostrare che anche loro hanno tentato di sensibilizzare il giovane pubblico sul tema ambientale riporterò il testo di una canzone (non tra le più belle, ma sicuramente uno scossone che al giorno d’oggi andrebbe rinnovato): Time is Ticking Out

Thirteen years ago my passion for the Cranberries' music was born, an Irish group that now is no longer on crest since few years from now. Instead their work together there are soloists projects of Dolores O'Riordan, Noel Hogan and Fergal Lawler, while the other brother of Noel, Mike, is enjoying its his privacy.
Despite they were loved a little in their homeland and surrounding, worldwide they are still adored and in their best years they sold millions and millions of records.
To the Cranberries I devoted so much in the past, their music was the soundtrack of my years after twenty. I was fascinated by their first crude sound, the voice of clear and genuine singer, lyrics I felt so deep, I often identified with them. You cannot imagine what they meant for me, without venturing into platitudes. I can say only that they have changed my existence, because through the Cranberries' music I knew hundreds of fans, many of whom I maintained strong friendships and, above all, I met the love of my life!
Now, when I listen to their songs again, especially the first albums that fascinated and involved me up to the point that I get in game, still chills are on my skin.
Like when I saw for the first time the video Dreams on tv, shot in the magical and to me dear Ireland: a white horse, across the green, chased by the singer dressed in white, with a coat of burgundy velvet… looking for a person, perhaps his beloved, lying and reborn in the roots of a centuries tree.
An energetic music, a melodious voice, a hint of Celtic, a closeness with heart and with nature, all these things made me approach to them.
So many years have passed but I don’t stop to rethink about my past that will live again on next Saturday, in an event that now is repeating for three years: the tribute happening dedicated to fans of the Cranberries.
And to show that they have tried to sensitize the young audience on environment too, I’ll report the text of a song (not among the most beautiful, but certainly a shake which nowadays should be renewed): Time is Ticking Out


We better think about the things we say
We better think about the games we play
The world went round, yeah, around and around

We better think about the consequences
We better think about the global census
If time went down, yeah, if time went down

What about Chernobyl
What about radiation
We don't know, we don't know
What about deprivation,
gluttony, the human nation

We don't know, we don't know
For me love is all
Time is ticking out

Looks like we've screwed up the ozone layer
I wonder if the politicians care
The dime went down,
yeah, if time went down

What about our children then
Is there nothing left for them
We don't know, we don't know

For me love is all
I need the oxygen,
I need the oxygen
For me love is all
To do do do
Time is ticking out, yeah,
time is ticking out.


Per informazioni sulla serata tributo vi rimando al sito di Cranberriesitalia / For information about the tribute happening see the Cranberriesitalia site

lunedì 17 marzo 2008

Irlanda in Festa 2008 - Bologna

ciao a tutti i "dandaworldiani"...il mio primo post non poteva che riguardare il St. Patrick's Day appena trascorso...


mmmhhhh!!! La Guinness-Cake sta ancora lentamente scendendo giù nello stomaco accompagnata da una sorsata, o meglio una pintata di scura!!! Un fine settimana all'insegna di birra e musica (che altro se no) quello appena trascorso in quel di Bologna dove, lasciati da parte tortellini e piadina, per una volta si è assaporata un'aria un po' più nordica, decisamente più irish con Guinness e Irish Music a farla da padrona...ma tutto ci saremmo aspettati tranne che vedere una vecchia conoscenza degli irish-pub romani calcare il palco per intrattenerci insieme alla sua nuova band con jigs, reels e ballate della tradizione... un'ottimo inizio davvero!!! Culminato il tutto con il travolgente "combat-folk" dei Modena City Ramblers, sempre grandi trascinatori e dei veri musicisti live con il loro sound mai monotono, sempre attento alle problematiche del mondo e sempre pronti a strizzare l'occhiolino a "mamma Irlanda"... anche se noi avremmo preferito si ripescasse qualche vecchia canzone del loro ormai vasto repertorio, ma non per questo non ci siamo divertiti, anzi... come ho anche cercato di raccontare in foto!!! Nel frattempo non ci siamo lasciati sfuggire le bancarelle pronte a vendere un po' di tutto (anche oggettini che di irlandese avevano ben poco) e naturalmente siamo stati risucchiati nello "spazio libri" dove non poteva scapparci l'acquisto (anzi gli acquisti)... il fascino della carta stampata che ci travolge in questi casi, se poi si aggiunge la nota "irish" allora l'acquisto è inevitabile... il week-end si è chiuso con una bella passeggiata domenicale in un parco di Bologna dove tra piccioni e paperelle ci siamo scordati di stare in una grande città, dove ancora si riesce a vivere nella "quiete" senza lasciarsi travolgere dalla frenesia della "vita moderna"... di sicuro un post un po' diverso dagli argomenti che di solito Danda tratta, ma spero sia riuscito a trasmettere un po' del nostro modo di essere e di come la nostra passione per la Terra di Irlanda ci accompagni sempre!!!

HAPPY ST. PATRICK'S DAY!!!

Buon S. Patrizio!
Non solo a tutti coloro che si chiamano con questo nome, ma anche agli Irlandesi e agli amanti dell'Irlanda, che come me, quando hanno messo piede sull'Isola di Smeraldo, sono stati rapiti totalmente e ci hanno lasciato il cuore!
Presto vi racconterò i miei festeggiamenti anticipati nello scorso weekend a Bologna...
Mi raccomando non vi fate mancare un brindisi con un bel boccale di scura cantando...
"Addio, addio e un bicchiere levato al cielo d'Irlanda e alle nuvole gonfie.
Un nodo alla gola ed un ultimo sguardo alla vecchia Anna Liffey e alle strade del porto.
Un sorso di birra per le verdi brughiere e un altro ai mocciosi coperti di fango,
E un brindisi anche agli gnomi e alle fate, ai folletti che corrono sulle tue strade."
Modena City Ramblers

E se volete immergervi un po' nelle atmosfere magiche dell'Irlanda vi consiglio di fare un giretto qui e qui!!!

Slainte!!!

giovedì 18 ottobre 2007

Una festa tutta in verde e... arancio



Cambia il tempo, cambia il paesaggio, i profumi sanno più di autunno.
Questo clima mi avvicina sempre di più al sentimento di una festa che spesso è odiata da molti perché accostata al paese più consumista del mondo. Invece no! Questa è una festa europea e ancora di più: italiana, radicata nel profondo delle nostre tradizioni.
Hallow'een significa, se non ricordo male, "vigilia di tutti i Santi" (ma qualcuno lo traduce come "ingresso consentito ai defunti"); è il giorno in cui si festeggia il Samhain dei Celti, l'antico capodanno pagano, quando si dava un addio all'estate portatrice di frutti e abbondanza e si propiziava l'ingresso dell'inverno, il periodo in cui Madre Natura riposa... E in questo periodo, come vogliono le antiche tradizioni europee, ai defunti è concesso, fino ai primi di febbraio, di riprendere i contatti col mondo terreno.
Ecco perché da noi si festeggiano i morti, e tutti i Santi, insieme. Ovviamente come tutte le tradizioni pagane anche questa è stata assorbita dai riti cristiani, ma, quanti di noi nelle loro terre di origine festeggiano queste ricorrenze con annesse leggende nostrane, dolci tipici e falò o lumini accesi per rischiarare queste notti piene di fascino un po' tenebroso?
Nel mio paese d'origine, in Puglia, si festeggiano i morti con dolci fatti col vin cotto, i mostaccioli, e cosa molto nordica, ai bambini i morti "portano" delle calze piene di dolciumi, dono che in altre parti della nostra Italia si fa alla Befana (che è poi il momento in cui, si dice in altre leggende italiane, i morti lasciano nuovamente la terra).
Non mi prendete solo per una fissata di tradizioni celtiche e irlandesi (quale in realtà sono, eh eh!), ma è una festa che mi piace, sarà che il periodo è quello da me preferito, l'autunno, con i suoi colori stupendi, profumi e sapori, sarà per quell'alone di mistero e sarà che poi fra poco è anche il mio compleanno (che periodo allegro per un compleanno)!
Comunque se avete qualche tradizione o leggenda che vi appartiene, sarebbe bello raccontarla.
Per cui vi aspetto qui e buon Halloween!!!
Danda